Ogni epoca ha il suo dilemma
- andrea prosperi
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“Adesso che abbiamo inventato la ruota perderemo la capacità di camminare?”
“Ma se oggi basta un po’ di zolfo e un tubo di ferro per buttare giù un castello, che fine farà l’onore del duello corpo a corpo?”
“Visto che ora i maglioni li realizzano i telai a vapore come farà la nonna a dimostrarmi il suo affetto a Natale?”
“Ma se passiamo le serate a guardare una scatola parlante, saremo ancora in grado di comunicare tra noi?
Chissà se anche il dilemma più in voga della nostra epoca, tra qualche hanno ci apparirà altrettanto idiota?
Onestamente non saprei su quale scenario scommettere, questa volta mi sembra che siamo davanti a qualcosa di diverso.
Non a caso si chiama “intelligenza”, ormai il concetto è passato e non ci facciamo più caso ma se ci fermiamo un attimo fa un po’ paura: abbiamo “esternalizzato” (passatemi il termine un po’ aziendalistico) una delle nostre funzioni identificative, distintive.
Alzi la mano chi non si è domandato o non ha discusso nell’ultimo anno del tema “L’A.I. ci ruberà il lavoro?”
Di fronte al più attuale dei dilemmi umani io riscontro 2 posizioni ben individuate, polarizzate direi:
Gli inscalfibili umanisti e i lascivi digitali.
I primi si fanno forti di una convinzione (falsa): L’A.I. non fa nessi, non è realmente intelligente è più una C.U., conoscenza universale, molto brava a riorganizzare lo tutto scibile mondiale ma incapace di generare alcunchè di nuovo (falsissimo!). E quindi? E quindi tranquilli! Il genere umano è salvo, anzi ne esce aumentato: aumentato nelle sue capacità, aumentato nella sua centralità, aumentato nella insostituibilità al centro dell’universo. SERENI!
I secondi invece, i lascivi digitali, si abbandonano alla deriva della sostituzione inevitabile concedendosi tutt'al più un ultimo impeto luddista proponendo la distruzione di tutti i data center. A chi fa rilevare che questa azione revanscista è inapplicabile, ripropongono allora la solfa della catastrofe inevitabile: inutile imparare, inutile studiare, inutile intraprendere, finiremo per perdere il controllo su tutto finchè l’A.I. suprema (fan di Terminator?) deciderà che siamo diventati inutili. Come capite preferirei non iscrivermi a nessuno dei due partiti, in questa fase non mi sbilancerei su un pronostico davvero incerto rischiando pessime figure.
A me, per adesso, l’A.I. sta simpatica e non lo dico, visto che ci legge, nella prospettiva di ingraziarmela in vista di scenari catastrofici. La frequento assiduamente e con grande curiosità. Già da ora mi pare possa sollevarci da attività routinarie e poco divertenti, lasciandoci tempo per lavori a maggior valore aggiunto. Tutte le forme generative, testo, immagini o video, sono un’ottima scorciatoia per arrivare a risultati che, ad oggi, sono qualitativamente ancora migliorabili, necessitano di un perfezionamento umano. Qualche dubbio che faccia alcuni nessi meglio di come li faccio io, certamente più velocemente, comincio ad averlo. Dovrei quindi cominciare a preoccuparmi? Forse si perchè l’A.I. certamente evolverà. Dovremmo però considerare che anche l'intelligenza biologica possa evolvere, del resto lo ha fatto molte volte. Almeno un briciolo di fiducia nelle capacità adattive del genere umano potremmo decidere di conservarla. Potremmo quindi evolvere l’enigma del momento da:
“L’A.I. ci ruberà il lavoro?”
a
“L'A.I. ci restituirà il tempo per essere umani?”



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