Tanta realtà e dove trovarla.
- andrea prosperi
- 19 mar
- Tempo di lettura: 3 min

Qualche settimana fa ho partecipato come "espositore" (che poi in realtà non si espone nulla ma vabbeh) al Career Day dell'Università di Bologna. Lo faccio più o meno ogni anno vistando anche diversi atenei. Non so perchè ma quest'anno mi ha colpito in particolar modo l'affluenza di ragazzi, non perchè fosse straordinariamente più numerosa delle edizioni precedenti, ma perchè mi ha indotto una riflessione:
"ma si cerca ancora lavoro di persona?".
Passando diverse ore la settimana su Linkedin, sono portato a dare per scontato che il recruiting sia ormai un fatto puramente digitale. Anche l'invio di candidature e CV avviene ormai esclusivamente attraverso strumenti dedicati. Ricordo quando ho iniziato il mio lavoro in Teddy Group, che sotto al banco cassa di ogni negozio c'era un "faldone" (uso apposta un termine vintage, non boomerizzatemi) che esplodeva di curriculum recapitati personalmente dal candidato e in qualche caso (umano) dal solerte genitore. Oggi la carta la risparmiamo e nel 90% dei casi il primo contatto con i candidati avviene on line.
E quindi tutta quella gente ai Career Day come si spiega? Ripensando ai diversi colloqui fatti a quest'ultima edizione ho formulato un'ipotesi, per farvela meglio comprendere vi riproduco un colloquio tipo ripetuto decine di volte al nostro stand:
"buongiorno possoooooooooooo..."
"prego accomodati pure"
"... ehm... volevoooo..."
"dimmi un po' cosa, vuoi fare da grande?"
"sono uno studente di economia e statistica e volevo sapere, un po', cosa cercate come azienda, voi fate abbigliamento giusto?"
"si produciamo e commercializziamo abbigliamento -segue breve presentazione aziendale che vi risparmio- nel tuo ambito di studi abbiamo ricerche molto frequenti di data e business analyst che affianchiamo ai responsabili delle diverse unità di business."
"ah interessante e in questo momento state cercando?"
"Si in questo momento abbiamo queste posizioni aperte -segue descrizione delle posizioni che vi risparmio-".
"ah e con che contratto assumente?"
"-descrizione delle condizioni contrattuali che vis risparmio-, tu da quando saresti disponibile a lavorare?"
"eh non lo so perchè io sto finendo il secondo anno di triennale"
"AH MA COME? pensavo stessi cercando lavoro ma mi sembra di capire che ti manca ancora un anno e mezzo per la triennale, in pratica sei a metà percorso?"
" eeeh..si infatti"
"e quindi???"
"no volevo un po' capire che possibilità c'erano per il futuro, capire cosa cercate, cosa chiedete ai candidati". Seguono formalità, saluti e consegna dei gadget.
Dopo due o tre colloqui di questo genere la domanda sorge spontanea: ma perchè vengono così presto, così in anticipo rispetto al momento in cui cercheranno veramente lavoro?
Una risposta ho provato a darla, anche se forse un po' paternalisticamente senza coinvolgere la controparte, si potrebbe chiamare "boomersplaining": un vecchio che spiega ad un giovane come sono i giovani.
La risposta è che, chi viene a conoscere un'azienda, senza un traguardo in vista, senza la possibilità di entrare tra qualche settimana nel mondo del lavoro, sta cercando un bagno di realtà. Un impatto, un confronto di se stesso (sogni, desideri, pretese, concezione del mondo) con la realtà di chi dentro il mondo del lavoro è già inserito, qualche volta stabilmente ficcato a testa in giù, senza troppa visione complessiva.
Come mai questa premura?
Forse perchè questa realtà e divenuta un po' più distante, difficile da incontrare sul proprio cammino. I percorsi di studi, nonostante numerosi sforzi, faticano a restare aderenti alle necessità del lavoro. Del resto oggi la velocità di obsolecenza delle competenze, si sa, è molto aumentata e un corso universitario non può essere costantemente riprogettato in funzione di questo.
Quindi poca realtà nel percorso di studi.
I genitori, dal canto loro, preoccupati di un contesto incerto e per molti versi spaventoso, fanno di tutto per risparmiare ai figli l'impatto con la realtà
Quindi poca realtà in famiglia.
Anche la digitalizzazione di tante cose della vita ci risparmia parte della realtà, chi è abituato ad ordinare su amazon non ha neppure l'abitudine ad interagire con un commesso o un cameriere. Qualche settimana fa sono rimasto colpito da una tavolata in pizzeria dove la mamma ha spiegato delle pizze "speciali" per ognuno dei suoi figli, tre spilungoni ipertricotici di non meno di vent'anni che sono rimasti tutto il tempo con la faccia illuminata, consultando chissà quale feed, senza degnare il cameriere di uno sguardo.
Quindi poca realtà necessaria nelle cose pratiche, di tutti i giorni.
A questo punto dico "Benvenuti!" a tutti quegli esserini incerti e spauriti che si affacciano allo stand senza sapere bene cosa chiedere o come proporsi. Sono solo in esplorazione di una realtà che li attende e, avendo poca dimestichezza, preferiscono prenderla per tempo e prepararsi psicologicamente.
Anzi vi dico di più: "accorrete numerosi" come fosse il circo e state tranquilli che il lavoro ve ne regalerà a secchiate di quella realtà che state cercando, almeno da noi è garantito.



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