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La vera efficienza è Umana

  • Immagine del redattore: andrea prosperi
    andrea prosperi
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Quante volte capita in azienda di imbattersi in un cosiddetto "problema di processo"?

Un'asperità nel percorso impedisce il fluire armonico del flusso lavorativo ed eccoci tutti concentrati a capire come appianare questo difettuccio che ci fa perdere tempo e qualità nel workflow. Ma quante volte è veramente un problema relativo al processo? Azzardo una percentuale? Nella mia esperienza meno di un 10% delle volte. E quindi? Cos'è che fa stridere e sferragliare fastidiosamente l'ingranaggio?

Proprio guardando la questione dal punto di vista meccanico, potremmo osservare che un ingranaggio, anche se perfettamente concepito, si surriscalda e si inceppa se lavora a secco. Lubrorefrigerante! Ecco cosa serve al processo lavorativo. Quando gli ingranaggi sono persone, il fluido che serve è l'empatia, un elemento che noi abbiamo derubricato a soft skill, una cosa da persone gentili, una specie di afflato umanitario che poco ha a che fare con l'efficenza e la tensione al risultato. Per questo preferiamo riprogettare il flusso lavorativo ex novo, rendendolo più snello, secondo le teorie del lean management. Purtroppo però scopriamo che, se da un capo all'altro del telefono rimangono le stesse persone, nulla cambia.

Allora perchè sottovalutiamo il lubrorefrigerante? Me lo sono chiesto molte volte; probabilmente l'approccio tecnico è più semplice, anche perchè lavorare sull'empatia presuppone tutt'altro impegno e va a toccare punti sensibili. Se poi ci sono di mezzo boomer e millennial, allevati in una logica di aggressività competitiva... in bocca al lupo! Coi millennial è un'altra storia, loro non si vergognano dell'empatia, anzi la esibiscono senza problemi. Che si possa imparare qualcosa dai più giovani? Del resto questa generazione, che paradossalmente torna a vivere un periodo in cui la sopraffazione è argomento di attualità, ha moltissimi riferimenti culturali legati al tema dell'empatia. Ve ne cito qualcuno che certamente conoscete:

1) Il record dimezzato: vi ricordate la gara di Tamberi e Barshim a Tokyo. Avrebbero potuto continuare a saltare fino allo sfinimento per stabilire chi fosse il "maschio alpha". Hanno scelto di dividere l'oro. Risultato? Un momento iconico che vale mille volte una medaglia solitaria e una serenità che ha dato una spinta incredibile alle loro carriere successive.

2) Sinner e Alcaraz: due ragazzi che si contendono il tetto del mondo ma che viaggiano insieme, si rispettano, si cercano. Dimostrano che si può essere feroci competitor in campo e profondamente empatici fuori, senza che questo tolga un grammo alla loro fame di vittoria. Anzi, la rende sostenibile.

3) Il patto di sopravvivenza: è uscito da poco al cinema Project Hail Mary decente adattamento cinematografico del romanzo di Andy Weir (se non l'avete letto, fatelo, è una "mistery box" scientifica pazzesca), il protagonista (nel film Ryan Gosling) e un alieno con cui non condivide nemmeno la biologia elementare, riescono a salvare i rispettivi mondi solo perché decidono, contro ogni logica di specie, di fidarsi e capirsi. Senza quel "sentire" l'altro, il processo scientifico sarebbe fallito miseramente e i loro mondi sarebbero andati perduti. Una bella metafora.


Al prossimo "problema di processo" che vi si presenta visualizzate questa immagine: un ingranaggio incandescente per l'attrito e una generosa cascata di lubrorefrigerante, viscoso e colorato che lo avvolge. Non vi fa sentire meglio?

 
 
 

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Andrea Prosperi.
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